giovedì 8 maggio 2014

Manifesto dei Progettisti Formatori

Associazioni, tromboni e pinturicchi vari sono sempre pronti a dare una definizione di ciò rappresenti la professione del progettista della formazione ed a limitarla negli angusti limiti imposti date dall'associazionismo e le comunità di pratica. Quest'ultime per lo meno in Italia sono utili solo ai para-Sociologi mentre tutto ciò che concerne una tesserina ed un fisso annuale a fronte di tutta una serie di beneficiega non solo la trovavo una politica assurda nel passato ma la ritengo una pratica contingente anacronistica se contestualizzata nell'epoca del Web oltre che una sottrazione d'ossigeno per menti creative e personalità indipendenti.
Queste strutture piramidali non si capisce il perché ed il per come debbano essere le uniche possibili e presenti sul territorio. A farne una questione geografica neanche a dirlo o a ripeterlo è la questione delle lingue che mai sento dibattere in parlamento e tento meno alle persone in qualità di diritto per divenire cittadini d'europa e non essere declassati a provincialotti dalle ristrette possibilità esplorative in termini culturali e dalla mentalità da cortile all'Italiana.
professione formatore etica deontologia linee guida
Innanzitutto chi sono i progettisti della Formazione? Quale pulsione istintiva li possiede sino al punto di finire talune volte a dominarli? Cerchiamo prima di rispondere a queste domande anche tenendo conto di una certa dose di leggerezza....perché dopotutto si può essere seri e creare anche divertendosi!
Ovviamente tutto ciò che seguirà è altamente opinabile e basta cliccare un tasto di navigazione o digitare un nome diverso nel campo di ricerca di google per finire in un sitino-blogghettino a tema in cui poter reperire i 10 eBook per raggiungere il successo...fare carriera, sul life style ed infine scommetto che nel proprio menù se non principale per lo meno secondario il tutto si declina sulla macro categoria soldi.

Ora a prescindere dalle mie divagazioni che capiscono possano urtare la sensibilità di molti di voi ho scritto e dichiarato tutto ciò solo per esorcizzare la mia personalissima paranoia di suonare come quello che vuole salire in cattedra...capisco che poi dicendo così torno al punto da capo in quanto sono proprio quelli che "possiedono" perché questo ritengo sia la voce verbale più idonea per descrivere il loro rapporto con il proprio Blog che si comportano così della serie vuoi fare guest blogging devi inviarmi il tuo albero genealogico, le tue analisi del sangue compilarmi il form con le tue perversioni...non penserai mica d'aver finito?
Eh no!! Voglio sapere anche i tuoi feticci....Insomma roba da militari un po' skizzati...o forse sarebbe meglio dire soggetti che al di fuori del sistema dato dalla proprietà privata non hanno mai prodotto niente e non sono neanche capaci di farlo anche se poi in molti casi vantano anche anni di carriera in uno specifico settore...chissà perché.

I progettisti della formazione a mio modo di vedere sono coloro che vivono la progettazione in tutti i suoi aspetti e declinazioni e come in una storia d'amore ne amano anche i lati più contorti nella fattispecie quelli maniacali.
Partire da un'idea di progetto o trovarne una da cui sviluppare un processo formativo è pari ad un'ossessione compulsiva che non trova soddisfazione mai sino al completamento-compimento del disegno finale...che poi non avverrà mai in quanto:
Tutto ciò che egli sviluppa è sempre in fase beta ovvero migliorabile e perfettibile da ri-assemblare perché in potenza sempre più semplificabile e sostenibile.
Non contempla ciò che non è auto-generativo ma paradossalmente per converso è ritenuto per questa ragione un asociale perché frainteso e percepito come anticonformista.

La prassi è come una sintassi del pensiero che potrebbero applicare a tutto ciò a cui si approcciano ovvero:

  1. L'idea: ovvero  creano l'oggetto del progetto.
  2. Criticità: scansionano ogni possibilità ed opzione alla ricerca di rilevarle.
  3. Variabili: scandagliano tutti i meandri per testarne il funzionamento in astrazione.
  4. Implicazioni: Approfondiscono sino a sviscerarle.
  5. Innovazione: Sono alla ricerca perenne di nuove soluzioni progettuali alla ricerca del Graal del garantismo in efficacia ed efficienza didattica e di apprendimento.
  6. Partecipazione:la applicano contemplandola attivamente anche quando sono in modalità stand-by o con le energie esaurite.
  7. Sperimentazione: applicano strategie euristiche molto più frequentemente che la maggior parte dei professionisti anche in ambiti scientifici.
  8. Originalità: non sono abitudinari  in quanto si annoiano a fare sempre le stesse cose specie se sono consapevoli dell'esistenza di altre nuove.
  9. Progressisti: abbracciano subito le nuove tecnologie e quando ne incontrano una non conosciuta la archiviano per poi scongelarla al momento della giusta azione sul processo formativo da sviluppare ed attuare.
Sento già l'eco di protesta.....

La risposta: ..si lo so... questi sono dei modus operandi...eppure in queste specifiche a mio modo di vedere vi sono intrinsecamente presenti le linee guida verso una buona deontologia della professione che oltre ad essere innovativa abbraccia anche gli attuali cambiamenti contingenti in fatto di metodologie che si stanno facendo sempre più incalzanti anche per i deboli di orecchio e che se non sotto forma di paradigma esclusivo intende la formazione per lo meno blended tra analogico e digitale.
Ma visto che queste non sono delle tavole della legge ho pensato solo di citare alcuni snodi fondamentali che possono in un certo qual senso agevolare questa fase di transizione e far seccare la gola a tutti quei gufi che molto criticano della tecnologia e così poco fanno nell'analogico se non sguazzare nel solito letamaio delle formalizzazioni in cui rispetto e conoscenza sono figlie del ricatto e non dell'ambizione umana spinta dalla necessità-voglia-desiderio di migliorarsi e migliorare ciò che li circondano e aggiungo non sanno neanche viversela.

Skills social :

CONDIVISIONE e COLLABORAZIONE: essere disponibili al confronto, alla discussione ed infine alla condivisione sono le prerogative dei Formatori/ Progettisti che si avvalgono dell'uso delle ICT e che intendono la conoscenza come un processo non solo imponibile e gerarchico ma un continuum in primis verso se stessi e poi di riflesso reso agli altri.

Lifelong Learning: sono solo i progettisti/ formatori che hanno la opportunità di generare contenuti che rispettino l'educazione degli adulti continua e permanente non certo lo psicologo del lavoro o il coaching. L'innovazione dei registri e delle modalità non dev'essere una prospettiva ma una necessità contingente.

Il network: nasce con l’obiettivo di confrontarsi e condividere esperienze, casi di successo ed insuccesso, avere un parere tecnico e una soluzione in momenti critici e casomai confrontandosi pacificamente dopo una giornata di lavoro chiacchierando e discutendo in modo rilassato e non per dare sfogo alle frustrazioni o competere per prevalere sull'altro. O le pantomime ancor più tristi dell' immeritocrazia imperante e con la I maiuscola tutta Italiana.

Gli incontri: dei Progettisti/ Formatori hanno l’obiettivo di generare un punto di incontro e di confronto tra professionisti, tecnici e appassionati che vogliono interagire, collaborare, cooperare e creare opportunità, sia online che offline.

Conclusione:

I principi fondamentali di un Progettista-Formatore sono basati sul confronto, l’ascolto, la condivisione e la passione per la Progettazione, la Ricerca e l’innovazione avvalendosi dell'uso di strumenti sia analogici che digitali il cui core è l'altruismo dote che non si trova né distribuita né insegnata in alcuna istituzione che tra l'altro nella logica del numero chiuso non seleziona certo in base a questo unico e valido criterio attitudinale.
Essendo essa una professione su base sociale trova il suo aspetto peculiare nel parossismo dell'atto di trasmettere la conoscenza da non confondersi con l'avere capacità da intelligenza emotiva iper-capace e superdotata.

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